Alfero

Castel d'Alfero, vestigia di castrum medioevale

Castel d'Alfero, vestigia di castrum medioevale

Un tuffo nel passato, in un medioevo incredibilmente giunto fino a noi. Datato almeno dal 1216, Castel d'Alfero tiene in vita la memoria di un vero "castrum" .

Percorso Cicloturistico Sarsina - Tavolicci

Percorso Cicloturistico Sarsina - Tavolicci

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Un suggestivo itinerario in bicicletta ad anello, che dalla città di Plauto tocca varie localitè e colline dell'Appennino tosco romagnolo, attorno al corso del fiume Savio.

Abbazia di San Salvatore in Summano

Abbazia di San Salvatore in Summano

Abbazia di San Salvatore in Summano

L'abbazia di S. Salvatore in Summano ha origini antichissime, con un nome che si fa risalire ai tempi pagani, al dio Plutone o al dio Giove "Summo Mane".

divertimento e relax

Canoa e pesca lungo il corso del fiume Savio

Canoa e pesca lungo il corso del fiume Savio

Tuffati negli 8 km del fiume Savio, nel tratto compreso fra il lago di Quarto e Sarsina, per provare l'emozione di una corsa in canoa.

RE LEAR

RE LEAR

30 Luglio
Arena Plautina

Re Lear

Cooperativa TEATRO GHIONE – Roma

 
presenta
 

Re-Lear-di-William-Shakespeare-Giuseppe-Pambieri

 
Giuseppe Pambieri
 
in
 
RE LEAR
 
di William Shakespeare
 
e con
 
Andrea Zanforlin – Antonio Rampino – Massimiliano Vado
Giuseppe Bisogno – Mauro Racanati – Francesco Maccarinelli
Francesca Annunziata – Claudia Campagnola – Silvia Siravo
Guenda Goria – Stella Egitto
 
Scene Lida De Benedittis
Costumi Daniele Gelsi
Actor coach Giuseppe Bisogno
Luci Luca Palmieri
 
Assistente alla regia Letizia Barbini – Assistente ai costumi Roberto Conforti
Assistente alle scenografie Marco Balsamà – Direttore tecnico Gianni Bernacchia
Audio Fabrizio Ciccolini – Assistente al palcoscenico Matteo Palmieri
Fonico di palco Gianluca Cioccolini – Sarta Sabriba Solimando
 
Regia di
 
Giancarlo Marinelli
 
Giuseppe Pambieri incontrerà  il pubblico al Bar Pizzeria "Titus", in Piazza Plauto, dalle ore 18 alle ore 19.
Durata dello spettacolo: due atti per complessivi 135 minuti, più l'intervallo.
 
Personaggi e interpreti
 
Re Lear > Giuseppe Pambieri
Duca di Cornovaglia > Andrea Zanforlin
Duca di Albania > Antonio Rampino
Conte di Kent > Massimiliano Vado
Conte di Gloucester > Giuseppe Bisogno
Edgar > Mauro Racanati
Edmund > Francesco Maccarinelli
Osvald > Francesca Annunziata
Il buffone > Claudia Campagnola
Goneril > Silvia Siravo
Regan > Guenda Goria
Cordelia > Stella Egitto
 
Re-Lear-di-William-Shakespeare-Giuseppe-Pambieri
 
La storia d'amore più grande che si possa raccontare è solo una: quella tra un padre e una figlia. E "Re Lear" è questo. Per tre volte. Visto che ha tre figlie. In fondo, che cosa fa il Lear? Vuole spogliarsi di tutto: del governo, del potere, di ogni questione terrena e tenebrosa, per fare solo e definitivamente il padre.
Non vuole più essere Re. Ma solo Lear. Andare incontro alla Morte come un uomo che, tornato a casa dal lavoro e sfinito ai crucci, va incontro alla sua bambina che l'ha aspettato per tutto il giorno. Questo vorrebbe Padre Lear. Godersi quel momento feroce e dolcissimo della vita in cui la Figlia diventa la Madre di suo Padre. Capita a tutti. Prima o poi. Diventiamo i genitori dei nostri genitori. Ma la trappola del Bardo è in agguato. Goneril, Regan e Cordelia, (sì, anche Cordelia), non vogliono essere Madri. Vogliono essere Padri. E Padroni. Vogliono sostituire il Re senza soluzioni di continuità. Né di virilità. Si sposano e sotto-mettono i mariti con "i fegati da latte", costringendoli a tradimenti, misfatti, guerre. Dal Gioco alla Tragedia.
Nessuno va più incontro alla Morte. È la Morte che va incontro a tutti. È sempre e solo un problema di ruoli. Ciò che smettiamo di essere e che vogliamo continuare ad essere (Lear desidera essere ancora e solo il Re delle figlie; le figlie non vogliono più essere bambine, ma fingono di esserlo per strappare lo scettro al padre). Ciò che non siamo mai stati e che vorremmo essere, (il Bastardo Edmund). Ciò che siamo e che non siamo mai felici d'essere, (il Legittimo Edgar). L'amore che siamo per qualcuno, (Edgar per Gloucester, Kent per Lear), e la vergogna che siamo per qualcun altro, (Edmund per Gloucester e Gloucester per Edmund).
"Tutti ad una certa ora della vita siamo l'amore per qualcun altro", ha scritto Renato Simoni, che per il Bardo tanto ha fatto. Ma se sbagli l'ora, anche solo di un minuto, tutto il resto è perduto. Anzi: è silenzio.
 
Giancarlo Marinelli
 
 
 
…da dove viene questa storia?
La storia di Re Lear e delle sue tre figlie viene da molto lontano.
Dalla notte dei tempi, si potrebbe dire.
Per darvi un'idea: il Re visse negli anni in cui Romolo tracciò con l'aratro il solco sul colle Palatino, quando Roma era ancora un campo dove pascolavano le pecore. Figuratevi la Britannia. Fatto sta che quella storia la raccontarono un po' tutti. I menestrelli alle corti dei principi, le nonne davanti al camino. Divenne una favola da raccontare ai bambini di tutto il continente: c'era una volta un re che aveva tre figlie…
Passò il tempo. La gente non credeva più alle favole, ma solo alle storie realmente accadute. Allora gli scrittori si ricordarono di ricordare che era tutto vero. I loro nomi non vi dicono niente, ma io ve li dico lo stesso. Geoffrey di Monmouth la scrisse in latino, Raphael Holinshed, John Higgins ed Edmund Spencer in inglese.
Nelle loro pagine, Lear si chiamava Leir, o Leire, Cordelia Cordeilla, o Cordila, e il duca di Cornovaglia Henuinus, comunque erano sempre gli stessi personaggi. Alla fine, Re Lear tornava sul trono (anche se per poco, perché poi moriva), e Cordelia diventava regina (anche se per poco, perché poi veniva spodestata anche lei).
La storia era di tutti e non apparteneva a nessuno. Chiunque voleva, la prendeva e la raccontava a modo suo. Qualcuno faceva morire Cordelia suicida in carcere, ma anni dopo la fine della vicenda, quando era regina di Britannia. Le sorelle maggiori erano sempre cattive, ma il re non perdeva la ragione e matti non ce n'erano.
Poi venne un attore che si chiamava Shakespeare.
Come attore non era una stella, ma come narratore di storie per il teatro era insuperabile.
Vide la brutta commedia di un suo contemporaneo, che si chiamava "La vera storia di Re Lear" , e pensò che non funzionava. Lesse il romanzo di un certo Philip Sidney, che raccontava la storia di un vecchio cieco tradito dal figlio bastardo e salvato dal figlio buono, e gli piacque.
Poi capì che in questa barbara vicenda di re, conti, principi e principesse, mancava il coro, cioè una persona semplice, che dicesse parole in cui gli spettatori potessero riconoscersi, insomma la verità: e s'inventò il clown matto col berretto a sonagli.
Allora mise insieme Lear, Gloster e il clown, e riscrisse tutto.
Raccontò Re Lear a modo suo, e lo fece così bene e con parole così giuste che, dopo, quella storia divenne sua, e nessuno si azzardò a raccontarla di nuovo. Se uno voleva raccontare Re Lear , doveva prendere la sua versione.
Con tutte le sue assurdità – la tempesta, i travestimenti, i matti, le lettere, il veleno e le spade.
Da allora, Re Lear ha avuto un'infinità di rappresentazioni, traduzioni, riduzioni, e adattamenti. In teatro, i registi tagliavano o spostavano qualcosa. Lear era una donna, Cordelia il Matto, la Britannia un circo, e via rielaborando. Ma nessuno si è azzardato a riscrivere Re Lear , per timore che lo spettro di Shakespeare giustamente indignato risorgesse dalla tomba per sfidare lo scellerato impostore e trafiggerlo, proprio come fa Edgar con Edmund. Né io mi sarei azzardata a provarci se il conte Edgar non mi avesse messo la pulce nell'orecchio. "Ormai mi hanno tirato dentro quella storia", insisteva, "ne ho passate di tutti i colori, sono diventato vecchio, e mi hanno pure convinto che il senso della vita è diventare grandi – cioè fare esperienza e comprendere la natura degli esseri umani. Lasciatemelo spiegare ai nipoti e ai nipoti dei nipoti." "Ridatemi l'ultima battuta della tragedia che il duca di Scozia mi ha usurpato, lasciatemi spiegare come andò a finire." "Perché la dolce Cordelia deve morire? Che senso ha?" "Ma lo sapete che non è vero niente? Che si inventò tutto Shakespeare perché gli serviva un finale a effetto e l'attore che interpretava Lear voleva morire in scena col cadavere della figlia tra le braccia per conquistare gli applausi del pubblico?" "Cordelia cresce, come me, soffre, lotta, e alla fine diventa grande, è una ragazzina ingenua e diventa una regina: è questo il senso di tutto."
Per farvela breve, alla fine l'ho lasciato raccontare.
E la sua storia è questa.
 
Melania G. Mazzucco
 
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…da dove viene questa storia? La storia di Re Lear e delle sue tre figlie viene da molto lontano.

Edipus

Edipus

31 Luglio
Museo Archeologico Nazionale

Edipus
 
Pierfrancesco Pisani, Nido di Ragno e OffRome
in collaborazione con Infinito s.r.l
 
presentano
 
Eugenio Allegri
 
in
 
EDIPUS
di Giovanni Testori
 
scene e costumi Barbara Bessi
disegno luci Alessandro Verazzi
assistente alla regia Elisa Benedetta Marinoni
 
regia di Leo Muscato
 
 
 
La cultura italiana avrà un bel da fare, nei prossimi anni e decenni, se vorrà saldare tutti conti che ha in sospeso con Giovanni Testori, se vorrà rimediare a tutti peccati di superficialità, d'incomprensione vera o simulata, di omissione colposa e dolosa che ha commesso nei confronti della sua figura e della sua opera.
(Giovanni Raboni)
Allegri è bravissimo a dare corpo alla straordinaria lingua di Testori, sapiente e sapido miscuglio di alto e basso (come quella di Shakespeare), di latino e milanese, di classico e contemporaneo, di aulico e scurrile, di calchi e d'invenzioni folgoranti.
(Saul Stucchi)
 
Note di regia
La Trilogia degli Scarrozzanti è probabilmente uno fra i più significativi ed emozionanti manifesti d'amore per il teatro che siano mai stati scritti. Giovanni Testori inventa una compagnia di guitti che bazzica teatri semivuoti e fatiscenti.
Una compagnia di ultimi, di avanzi, di diversi, di reietti dai partiti, dalle chiese e da una società che non vuol saperne nulla della loro arte. Ma loro non demordono: sono convinti che "el teatro existe e rexisterà contra de tutti e de tutto, infino alla finis delle finis". E per questo si ostinano a recitare le grandi opere del passato: le reinventano, le riscrivono; magari forse le massacrano. Ma non è forse vero che il "Massacro" contiene anche un po' di Sacro?
Nel tentativo di avvicinarsi al popolo, questa compagnia di guitti s'inventa una lingua che il volgo può comprendere, un linguaggio tutto loro, miscuglio di dialetti, latinismi e ridicole volgarità; un linguaggio che malgrado loro, si fa poesia struggente e disarmante.
Ma la crisi è crisi, e di artisti non ce n'è bisogno. "L'attor vegio" interprete di Laio, lascia la poverissima ditta degli Scarrozzanti per andare a guadagnare qualche soldo in più facendo "el travestitico in d'una compagnia, de revistaroli e de cabarettisti!" E la prima attrice, molla tutto per andare a maritarsi "cont quel fabbrecante de Mobili" che può garantirle una più tranquillizzante vita borghese.
Ora, a recitare la tragica storia dell'Edipus, c'è rimasto solo il Capocomico, che nel tentativo estremo di resistere, decide di interpretare lui stesso tutti i personaggi. E l'ostinazione con cui lo fa, dà l'impressione che potrebbe continuare a farlo anche davanti a delle poltrone vuote.
 
Leo Muscato
 
Edipus, firmato da Muscato, segna in qualche modo un ritorno al progetto "Ri-scritture", che si è conquistato numerosi consensi di critica e di pubblico, e centinaia di rappresentazioni in tutto il territorio nazionale. Un tentativo di rileggere il classico con gli occhi del contemporaneo, interesse comune tanto al Testori drammaturgo, che al Muscato regista e qui anche adattatore di una delle più importanti opere della nostra drammaturgia. Il lavoro su Edipus, a distanza di vent' anni dalla storica interpretazione di Sandro Lombardi, ed a quasi quaranta dall'esordio con Franco Parenti, è pensato proprio per Eugenio Allegri, contemporaneo e avanguardista "comico dell'arte", sperimentatore linguistico ed interprete tra i più raffinati della nostra scena. Edipus segna la prima esperienza di Allegri sotto la direzione di Muscato.
 
> Lo spettacolo è allestito all'interno del Museo Archeologico Nazionale
> Ingresso ad invito.
 
 
 
> Lo spettacolo è allestito all'interno del Museo Archeologico Nazionale > Ingresso ad invito.

Siccome l'altro è impegnato

Siccome l'altro è impegnato

2 Agosto
Arena Plautina

Siccome l'altro è impegnato
 
Stage Entertainment srl – Milano
 
presenta
 
Renato Pozzetto
 
in
 
SICCOME L'ALTRO È IMPEGNATO
da un'idea di Renato Pozzetto
 
regia di
Renato Pozzetto
 
 
 
"SICCOME L'ALTRO È IMPEGNATO" è lo straordinario spettacolo di Renato Pozzetto che lo vede unico interprete di questa nuovissima esperienza: un percorso artistico che attraversa 10 anni di cabaret, 15 anni di teatro e 30 anni di cinema.
Torna al Barclays Teatro Nazionale, questa volta da solista, Renato Pozzetto con un nuovo e originale esperimento teatrale: il cinecabaret. Un viaggio dentro tutte le sue più celebri risate con videoproiezioni e commenti, inediti ed in diretta, di alcuni dei suoi più famosi successi cinematografici.
Ragionamenti, gags e momenti di grande cabaret permetteranno di ripercorrere tutta la carriera artistica dagli inizi, con il Derby di Milano, a tutte le grandi collaborazioni ed amicizie degli anni a seguire. La novità di questo straordinario spettacolo sta nel saper coniugare queste due forme così diverse di intrattenimento: cinema e cabaret.
Un alternarsi di momenti di grande comicità tratti dal suo tradizionale repertorio, con l'intramontabile stile fatto di sketch e battute da teatro dell'assurdo, a proiezioni di brevi clip, tratte dai suoi più divertenti film.
Cornice indispensabile delle serate sarà la musica, eseguita dal vivo da un'orchestra di 4 elementi e accompagnata dai suoi intramontabili brani evergreen come "Bella bionda", "La vita l'è bela", "Nebbia in Val Padana"…
Il nostro cantastorie, che ha fatto e, senza saperlo, ha inventato il cabaret, con un particolare linguaggio surreale e stralunato, vi farà trascorrere due ore di sorprendente comicità.
Torna al Barclays Teatro Nazionale, questa volta da solista, Renato Pozzetto con un nuovo e originale esperimento teatrale: il cinecabaret.

http://www.plautusfestival.it/siccome-l-altro-e-impegnato/http://www.plautusfestival.it/siccome-l-altro-e-impegnato/

Le supplici di Eschilo in prova

Le supplici di Eschilo in prova

4 Agosto
Arena Plautina

Le supplici di Eschilo in prova
 
L'Associazione Culturale l'Arpa – Calascibetta (EN)
 
presenta
 
Moni Ovadia e Mario Incudine
 
in
 
LE SUPPLICI DI ESCHILO IN PROVA
di Eschilo
adattamento scenico e traduzione in siciliano e greco moderno di Moni Ovadia, Mario Incudine e Pippo Kaballà
 
personaggi e interpreti in ordine alfabetico:
Cantastorie Mario Incudine
Danao Franz Cantalupo
Prima Corifea Cinzia Maccagnano
Corifee Rita Abela, Giada Lorusso, Elena Polic Greco, Alessandra Salamida
Pelasgo Moni Ovadia
Araldo degli egizi Mario Incudine
Voce egizia Faisal Taher
Danaidi Federica Cavallaro, Aurora Cimino, Eleonora De Luca, Alice Fusaro,
Desiree Giarratana, Virginia La Tella, Clara Ingargiola, Laura Ingiulla,
Maddalena Serratore, Sabrina Sproviero, Arianna Vinci,
Claudia Zappia, Carla Cintolo
 
Musicisti
Antonio Vasta (fisarmonica)
Antonio Putzu (fiati)
Manfredi Tumminello (chitarra e bouzouki)
Giorgio Rizzo (percussioni)
 
Musiche di Mario Incudine e Antonio Vasta
Coreografie Dario La Ferla
Costumi e trucchi di Elisa Savi
Ingegnere del suono Ferdinando Di Marco
 
Regia di
Moni Ovadia e Mario Incudine
 
Un'opera musicale dal "sapore" pop, cantata ma anche "cuntata" e vissuta in siciliano e greco moderno, una messinscena che strizza l'occhio al musical e all'opera popolare, ricca di contenuti politici (il proto-femminismo, il no alla violenza sulle donne e l'antica accoglienza dei popoli del Mediterraneo davanti a tutto, con un chiaro riferimento alle tragedie del mare) che ha aperto il 51° Ciclo di rappresentazioni classiche al Teatro Greco di Siracusa conquistando il pubblico e la critica.
"Le supplici di Eschilo in prova" firmate dallo stesso Ovadia e da Mario Incudine, autore anche delle musiche. Un'opera corale e colorata che bene interpreta lo spirito dei popoli del Mediterraneo, di cui sono fulcro le giovani leve dell'Accademia dell'Inda intitolata a Giusto Monaco: splendide Danaidi che entrano in scena dentro a un burka viola, abbandonato il quale scopriremo avere la pelle ambrata e vestiti multicolori.
«Impegnato come sono nella difesa dei diritti ho immediatamente condiviso – dice Moni Ovadia – il problema delle figlie di Danao in fuga dall'Egitto per sottrarsi a un matrimonio forzato, destinate a dichiararsi esuli giungendo ad Argo dove il re Pelasgo è sì, accogliente, ma a patto di consultare il popolo… Importantissimo è stato per me ottenere una sonorità multietnica del testo, e ho messo a punto un adattamento in lingua siciliana con frammenti di greco odierno assieme a Mario Incudine e Pippo Kaballà».
Le Supplici di Eschilo facevano parte di una trilogia composta da Supplici, Figli di Egitto e Danaidi, seguita da un dramma satiresco Amirnone. Fu rappresentata per la prima volta al teatro di Dioniso in Atene, probabilmente nel 463 a.C. Oggi Moni Ovadia e Mario Incudine l'hanno "trasformata" in un'opera coraggiosa che rompe col passato, un'opera per tutti, che abbandona i colori tetri e la recitazione accademica per lasciare spazio a un lavoro colorato e allegro pur nella tragicità degli argomenti trattati.
Un'opera musicale dal "sapore" pop, cantata ma anche "cuntata" e vissuta in siciliano e greco moderno.

Referente: Radu Andreea

http://www.plautusfestival.it/le-supplici-di-eschilo-in-prova/http://www.plautusfestival.it/le-supplici-di-eschilo-in-prova/

Serial killer per signora

Serial killer per signora

7 Agosto
Arena Plautina

Serial killer per signora
 
Ente Teatro Cronaca – Vesuvioteatro – NAPOLI
 
in collaborazione con il Festival Teatrale di Borgio verezzi
 
presentano
 
Gianluca Guidi e Giampiero Ingrassia
 
in
 
SERIAL KILLER PER SIGNORA
 
musical di Douglas J. Cohen, da un racconto di William Goldman
traduzione e adattamento di Gianni Fenzi e Gianluca Guidi | traduzione delle liriche Giorgio Calabrese
con Alice Mistroni e Teresa Federico
 
scene e costumi Annamaria Morelli
movimenti coreografici Stefano Bontempi
direzione musicale Riccardo Biseo
disegno luci Umile Vainieri
voce dello speaker Aldo Ralli
contributi video Giacomo Di Niro e Alfredo Betrò
foto Marco D'Elia
 
Regia
Gianluca Guidi
 
 
 
 
Personaggi e interpreti
Cristopher Kit Gill – Gianluca Guidi
Morris Bromo – Giampiero Ingrassia
Sarah Stone – Teresa Federico
Flora Bromo, Alice Sullivan, Carmella, Alexandra Gill, Sadie – Alice Mistroni
 
 
 
Trama
Cristopher Kit Gill e Morris Bromo sono i protagonisti di Serial Killer per signora. Non si conoscono. Nessuno dei due sa dell'esistenza dell'altro.
Kit è un attore disoccupato, da poco orfano di una madre che ne ha marchiato a fuoco la vita: una grande attrice, troppo impegnata per donare l'affetto e le attenzioni di cui un figlio avrebbe bisogno, della quale Kit tenta di emulare il successo in modo assai diverso.
Morris è un detective della polizia di New York, non più giovanissimo. Ha scelto di rimanere vivo e di non cercare clamori carrieristici. Nemmeno la vita privata brilla: vive ancora a casa con la madre, una signora ebrea invadente e possessiva.
Poi il primo omicidio: commesso da una psiche malata, tanto malata da telefonare al distretto di Polizia per lamentarsi della poca attenzione che la stampa gli ha dedicato.
Kit cerca Morris. Inizia un rapporto simbiotico tra i due e le loro rispettive "carriere".
 
Note di regia
"Un killer in città, può provocare il caos, e che detective lo impacchetterà" canta Morris ad un certo punto della commedia. Questa frase stigmatizza il percorso dei due protagonisti. Kit, uccidendo, ottiene la prima pagina del New York Times, secondo la sua mente malata raggiunge il successo. Morris ne diventa l'inseguitore e potenziale carnefice, dando lustro alla sua sbiadita carriera. Nutrendosi uno dell'altro, iniziano una gara senza esclusione di colpi che, inevitabilmente, avrà un solo vincitore.
Se volessimo addentrarci brevemente in una descrizione più profonda del loro rapporto, potremmo tranquillamente asserire che, sebbene in forma assai più lieve e edulcorata, sono l'uno il compendio dell'altro, quasi a voler risvegliare un saggio shakespeariano a firma di René Girard intitolato Il Teatro dell'Invidia in cui si descrive quella spirale che, a partire dal desiderio dell'essere di un altro (il desiderio mimetico), innesca un conflitto la cui violenza è domata solo sporadicamente mediante il sacrificio di una vittima designata.
Si intrecciano le vite dei nostri due eroi e del loro "Amore" (come dice Shakespeare ne I Due Gentiluomini di Verona): l'uno per l'altro, con altri rapporti normali e protagonisti di vite terrene: due madri, tre vittime ed una affascinante giovane donna dell'upper class newyorkese, che contribuirà non poco a mettere confusione nella vita del povero Detective Morris Bromo.
 
Appunti di viaggio di Gianluca Guidi
"Ciò che più atterrisce un regista è scrivere le note di regia o la presentazione di uno spettacolo che metterà in scena dopo 6 mesi. Spesso le buone idee arrivano poco prima della prova generale, e mentre sei felice di aver risolto uno o più problemi, ti dici: "bello, certo le note di regia di sei mesi fa… ah, se avessi potuto scriverle ora!" Nel caso di Serial Killer per Signora, però – mi si consenta il paragone più che mai azzeccato – si tratta di un ritorno sulla scena del delitto.
Era il 2001 quando ho prodotto e diretto (senza interpretarlo) questo spettacolo per la prima volta. Fu un'esperienza felice: la mia prima regia. Piacque tantissimo, mettendo d'accordo critica e pubblico.
A distanza di quindici anni ne curo una seconda edizione, con delle differenze: non produco più, ne sono sempre il regista, interpreto uno dei due ruoli maschili ma spero nel medesimo esito. Ecco perché reputo più appropriato
chiamare queste poche righe "appunti di viaggio".
Il testo di Douglas J. Cohen (autore sia delle musiche che della drammaturgia) mi è familiare da 15 anni, ed il mio viaggio teatrale dopo 3 lustri mi riporta qui.
Il teatro, tendenzialmente, dovrebbe sempre raccontare una storia; a volte, purtroppo, la si sacrifica per qualche non meglio identificato onanismo di palcoscenico che non porta acqua al mulino di nessuno.
Dalla precedente edizione porto con me la brillante e colta versione delle liriche di un grande maestro della musica leggera italiana Giorgio Calabrese, la direzione musicale originale di Riccardo Biseo con materiale aggiunto e orchestrato da Ciro Caravano e parte della traduzione di allora a firma del mio grande amico Gianni Fenzi.
Dopo il successo di Taxi a due piazze, virare decisamente verso qualcosa di completamente diverso, è sembrata la scelta più naturale che Giampiero Ingrassia ed il sottoscritto avrebbero dovuto fare.
Speriamo di incontrare di nuovo il favore di pubblico e critica che ci hanno accompagnati nel precedente spettacolo.
E poi chissà, magari faremo un viaggio sulla luna, che di ‘sti tempi, anche per disintossicarsi un po'…
Con il medesimo affetto che dura da 30 anni di palcoscenico, ma (purtroppo) un po' più disilluso."
 
Gianluca Guidi
 
Durata dello spettacolo:  due atti per complessive 2 ore, circa, più l'intervallo!
 
Durata dello spettacolo: due atti per complessive 2 ore, circa, più l'intervallo!

Referente: Andreea Radu

http://www.plautusfestival.it/serial-killer-per-signora/http://www.plautusfestival.it/serial-killer-per-signora/