PERSONAGGI ILLUSTRI

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Guerrin Capello

Guerrin Capello

Guarino Capello, oppure Guerrin Capello, è un personaggio di cui si hanno poche notizie.

Si pensa che fosse un canonico della Cattedrale. Capello è nome di famiglia diffuso nella Valle del Savio: ricerche nell'Archivio vescovile di Sarsina, già danneggiato da un incendio nei primi anni del sec. XVII, e in gran parte distrutto durante l'ultima guerra, hanno messo in luce un gruppo di personaggi coevi che portano questo nome, tra i quali spiccano, per presumibile vicinanza al Capello., un Blasius Capellus in un documento del 1529, e un Benedictus Capellus, notaio, in un atto del 1543. In calce a due altri documenti dello stesso Archivio, del 1503 e del 3 febbr. 1523 (doc. 5017), compare il nome di Mariotto: a un amico dello stesso nome il Capello aveva indirizzato l'epistola dedicatoria, in prosa maccheronica, premessa all'opera (Guarinus Capellus Sarsinas Mariotto / suo compagno grandissimo / S.P.D.).

A parte ciò, non si conosce, attorno alla figura storica del Capello, alcun dato certo che non sia deducibile dalla sua opera. Qualche notizia ci viene solo da G. Fantini, che lo dice appunto vissuto in Sarsina "nell'anno 1527 incirca".

Lo stesso Fantini è l'unico testimone di una produzione italiana del Capello (oltre al poemetto maccheronico afferma di aver visto "alcuni suoi sonetti manoscritti, canzoni, e due satire italiane sul metro, e sul gusto di quelle famose dell'Ariosto e del Rosa") di cui non restano tracce. Il poema è invece noto da più fonti, tra cui ricorderemo le opere del Bidermann, del Genthe e del Brunet; ampi estratti ne fornisce O. Delepierre (Macaronéana, pp. 91 ss.). Il poemetto in latino maccheronico, "Macharonea", da lui pubblicato è intitolato: "De gogae Mogogae rege in Cabrinum". Di questa pubblicazione se ne conosce una sola edizione, stampata a Rimini da Gerolamo Soncino e datata 16 dicembre 1526. Da notare che con questa stampa cessa l'attività a Rimini del Soncino, che l'anno successivo opererà a Fano: il fatto contribuisce forse a spiegare l'estrema rarità dell'opera.

Dell'opera ne esistono, infatti, solo due copie: una si trova in una biblioteca di Londra, l'altra nella biblioteca comunale di Forlì. Nella Macharonea (di circa 1600 versi, distribuiti in sei libri) si narra la vicenda di Cabrino, che tenta di riconquistare il regno dell'avo Margutte contro Galafronte re di Granata.

Perduto l'esercito in un naufragio, Cabrino si salva solo e approda al regno della regina Filomena, esperta nelle arti magiche, che lo sposa. Esortata da lui, la regina evoca le Furie e da esse fa condurre alla sua reggia Galafronte, del quale, però, si innamora. Cabrino si batte in duello col rivale, e ne viene sconfitto; per di più, tornato al suo regno, lo trova usurpato da Cassandro. Ottenuti dal re Galante nuovi soldati, Guarino muove contro l'usurpatore; nello scontro i due condottieri si uccidono a vicenda e i soldati, rimasti senza capo, eleggono re il poeta Forlino, che ha narrato i fatti.

L'opera di Guarino si colloca nella scia delle due prime edizioni folenghiane (Paganini 1517, 1520; Toscolana 1521), ed è legata a modelli linguistici da cui l'autore del Baldus andrà staccandosi nella progressiva revisione del suo poema (ma sui modi e i tempi di questa maturazione stilistica il lavoro è in gran parte da fare).

Tra le caratteristiche più salienti della lingua del Capello si possono indicare: la consistenza statistica del più elementare tra i processi di "immaccheronimento" (l'aggiunta di una desinenza latina direttamente al tema volgare: Bisognat squadris capitanus, I, 66); la frequenza dei versi bilingui (Tantum que de grando non uscire palazo, III, 36), in uso presso i prefolenghiani ed attentamente evitati, invece, dal Folengo; l'abbondanza dei versi completamente latini, che Folengo andrà riducendo col progredire attraverso le quattro redazioni; la presenza di particolarità nel trattamento prosodico delle parole latine (ad es., la penultima irregolarmente lunga in muliärem,-äres,-ärum) riscontrabili nelle due prime redazioni del Baldus ed eliminate a partire dall'edizione Cipadense (1539-40).

Quanto infine alla caratterizzazione dialettale, è da osservare la moderazione con cui il Capello utilizza il dialetto nei suoi aspetti esclusivi, non solo fonetici ma anche lessicali; tra questi ultimi si possono tuttavia indicare, accanto a settentrionalismi generici, anche tratti specificamente romagnoli (ad es., in burdellum, IV, 111: "bambino"; manfrigos II, 89: "manfrigoli", ecc.).

mar, 11 apr 2017 08:07:22 +0000