PERSONAGGI ILLUSTRI

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Luca Silvani

Luca Silvani

Nacque a Sarsina il 31 agosto 1825 dal possidente Quirino Silvani. Fu battezzato il giorno dopo. A 13 anni rimase orfano di padre.

Da Ragazzino la madre lo portò a studiare a Forlì ove rimase due anni. Iscritto alla Giovine Italia, nel 1842-43-45, prese parte ai moti patriottici della Romagna. Nel 1848 si trovava all'Università di Bologna in qualità di studente di matematica: frequentava come uditore perché gli era stata negata dalla polizia l'iscrizione regolare a causa delle sue idee politiche. In seguito, per lo stesso motivo, non poté più frequentare gli studi.

Partecipò, come volontario, alla prima guerra d'Indipendenza, ricoprendo il grado di sergente. Durante la repubblica Romana, nel 1849, prese parte alla difesa di Roma assieme a Garibaldi, che lo elogiò e gli conferì il grado di ufficiale (Aiutante).

Quando tornò a Sarsina, fu malvisto dai papalini e soprattutto da un certo Petrucci, possidente e autoritario che lo perseguitò nel decennio seguente. In questo periodo Silvani frequentò pochissimo la Chiesa, ove andava soltanto il giorno di Pasqua: per questo motivo il canonico Masacci, nel 1856-57, lo invitò a "volere ne' di festivi accedere al tempio per ascoltare la S. messa" perché "un così male esempio potrebbe produrre nuova occasione di sandalo se trovasse imitatori fra le persone idiote e poco costumate". Sposò Rosa fabbri, dalla quale ebbe i figli Quirino e Luigi.

Un certificato comunale del 20 luglio 1876 riporta che "venuto il 1859, al risveglio della riscossa nazionale, il giorno 21 giugno egli venne eletto presidente della Giunta provvisoria di governo di questa città di Sarsina; sciolta la quale, occupò le primarie cariche comunali e fu sempre comandante questa Giunta Nazionale".

Silvani era in contatto con la Società Nazionale di Bologna, specialmente dalla primavera del 1860, da quando cioè Sarsina, con l'Emilia-Romagna, fui annessa al Piemonte. Il 26 aprile 1860 informò il generale Cialdini che nella zona di San Leo e del parecchia (sino a Sant'Agata Feltria) si stavano ammassando truppe pontificie, per cui era bene non lasciare Sarsina sguarnita di soldati; "d'altra parte, stanziando qui a Sarsina un corpo di truppa, sarebbe in caso, all'evenienza di un attacco alla cattolica, di giungere traversando i monti alla destra del Metauro in 14 ore di cammino, e così operare di fianco e alla spalle del nemico".

Nel luglio del 1860, i patrioti di Bologna gli mandarono 70 fucili, che gli servirono poi quando organizzò la spedizione del Montefeltro. Quando, dopo questa, ritornò trionfale a Sarsina, ebbe una grossa delusione: durante la sua assenza, quel Petrucci, che nei dieci anni di dominazione pontificia lo aveva duramente maltrattato, era riuscito a farsi eleggere consigliere comunale ed assessore come lui. Allora decise di dimettersi, piuttosto che lavorare con accanto uno dei suoi peggiori nemici.

Il 4 dicembre 1860 il Governo Italiano decise di spostare il Tribunale di Sarsina a Mercato Saraceno. I sarsinati non erano contenti: allora mandarono nella capitale, per una raccomandazione, Luca Silvani, che a Torino parlò con il Ministro Minghetti. Ma fu inutile perché il tribunale fu spostato ugualmente. Non partecipò alla terza Guerra d'Indipendenza perché era ammalato, ma organizzò i volontari partenti. Nel 1872 il Re Vittorio Emanuele II lo nominò Cavaliere.

Nel 1877 si iscrisse al "Circolo d'incoraggiamento morale" (con sede in Napoli) per "lo sviluppo delle scienze, lettere, belle arti, industria, commercio e mestieri". Partecipando a guerre e insurrezioni, si rovinò la salute e dilapidò le sue sostanze. Fu così costretto a chiedere la Pensione.

Il 23 dicembre 1880, quando si rivolse all'amico deputato Nicola fabbri per la sua pratica di pensione, si espresse con queste parole: "Se all'eccellenza vostra fosse data occasione di potermi rivedere, desterei in lei massima compassione, essendo ché nell'età di soli 55 anni, sono costretto camminare appoggiato a due bastoni".

Infatti era affetto, come risulta da un certificato medico del 20 giugno 1888, da "paralisi spinale atrofica cronica", tanto da necessitare "di una persona che gli aiuti la gamba destra a dare un passo". Solo il 17 dicembre 1888 gli venne assegnato un vitalizio annuo di Lire 266,66. Morì a Sarsina 4 anni dopo, e precisamente il 10 maggio 1892.

mar, 11 apr 2017 08:05:37 +0000